La riforma del Servizio Idrico Integrato è legge. Prospettive per le AATO

La riforma è legge. Con l’approvazione in aula a Montecitorio del decreto Ronchi la riforma dei servizi pubblici locali è divenuta legge dello Stato. Si tratta, tuttavia, di una riforma parziale che interviene principalmente sulle modalità di affidamento e sull’assetto societario dei gestori, senza incidere sui veri problemi della disciplina: quelli legati alla regolazione. Sostanzialmente la nuova normativa non cambia la natura o le funzioni delle AATO. Ma se in un primo momento il dibattito (e le inevitabili polemiche) si è concentrato sulla supposta “privatizzazione dell’acqua”, successivamente sono emersi anche gli aspetti connessi all’Authority, invocata a gran voce da più parti, ma con profonde differenze. Accanto a chi vorrebbe garantirne autonomia decisionale e gestionale, a maggior tutela della collettività, c’è chi, anacronisticamente, propone un controllo totalmente politico. A questi l’Anea risponde che non solo la letteratura scientifica degli ultimi 30 anni, ma anche l’esperienza dei paesi in cui vige una regolazione politicizzata, dimostrano l’inadeguatezza totale di tale ipotesi. La regolazione è un’attività complessa, che deve bilanciare interessi contrapposti, quelli del singolo e della collettività, degli utenti e dei gestori, delle generazioni attuali e di quelle future. Impensabile dunque svolgere tale compito sotto le
pressioni politiche dei cicli elettorali. Tanto più che è proprio questa influenza ad indebolire, ad oggi, le Autorità di Ambito. L’Anea è da tempo impegnata nel chiedere una maggiore incisività dei poteri di controllo, svincolati da logiche politiche, ma a ciò, soprattutto alla luce della recente riforma, bisogna aggiungere, o meglio integrare, la regolazione locale con quella nazionale, attraverso, appunto la creazione di una Authority centrale. Tre sono le ipotesi circolate in queste settimane: estendere al settore idrico le competenze dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG), rafforzare l’attuale Commissione di Vigilanza in seno al Ministero dell’Ambiente,
oppure creare un’Autorità indipendente di settore. Delle tre, solo l’ultima, a nostro avviso, potrebbe sciogliere il nodo della debolezza della regolazione in Italia. Nel primo caso infatti l’iniziale contenimento dei costi sarebbe vanificato, nel lungo periodo, dalla necessità di adottare una struttura idonea a controllare oltre 100 gestori locali e le competenze specifiche del settore idrico dove vigono regole di monopolio e non di oligopolio, dove il rapporto con i finanziatori è generalmente più stretto e dove le reti sono di proprietà pubblica. Alla seconda ipotesi, quella che vorrebbe rafforzare l’attuale Commissione di Vigilanza, pur riconoscendo il pregio della semplicità amministrativa e fattibilità politica, l’Anea oppone però la mancanza di indipendenza: la Commissione è infatti una struttura interna al Ministero dell’ambiente, la cui attività può essere condizionata sia dal Governo che dal Parlamento. Ecco perché l’Anea si farà
promotrice della terza ipotesi, quella per la creazione di un’Autorità indipendente di settore. A chi teme che una simile Authority possa trasformarsi in “un altro carrozzone pubblico” si suggerisce di guardare ancora una volta all’esperienza di chi, prima di noi, ha affrontato il problema. Negli Stati Uniti le Autorità indipendenti di regolazione risalgono addirittura alla metà del diciannovesimo secolo. In Inghilterra, prima di privatizzare le imprese di gestione, è stata creata un’Autorità con indipendenza e poteri che non avevano precedenti. Anche nel più vicino Portogallo, paese simile al nostro per tanti aspetti (anche lì il servizio idrico è organizzato per ambiti territoriali) affianco alle strutture decentrate di ogni ambito è stata creata un’Autorità centrale, oggetto, tra l’altro, di un ulteriore rafforzamento proprio il mese scorso. A volte manca forse l’umiltà necessaria a mutuare le esperienze migliori.


Tariffa depurazione: un seminario di studio sul decreto

Si è tenuto a Roma, l’11 dicembre 2009, il seminario di studio sulla bozza del decreto del Ministero dell’Ambiente che dovrebbe disciplinare i rimborsi agli utenti per le quote di depurazione. Un tema molto sentito dagli associati che si trovano a dover gestire una procedura importante e sensibile, come quella delle restituzioni agli utenti, sulla base di un testo carente di indicazioni fondamentali. All’incontro erano presenti oltre al Presidente, Luciano Baggiani, ed al Vicepresidente, Raffaele Loddo, anche il Dott. Lorenzo Furia e la Dott.ssa Monica Passarelli, quali esperti in materia. Dall’incontro è emerso che mancano date certe su quale periodo sia oggetto di
rimborso ed i termini di prescrizione (a partire da quando si calcolano e se riguardano anche l’istanza di restituzione). Per quanto concerne l’istanza è poi emerso come questadetermini oneri aggiuntivi tanto per gli utenti quanto per chi deve verificarne la correttezza formale, e che non sia chiaro a chi debba essere presentata. Se fosse alle AATO, l’utente dovrebbe anche sostenere la spesa per la
marca da bollo. Inoltre non vengono poi fissati i parametri per il calcolo dell’importo da risarcire, complessivo e dei singoli utenti, ed un generico riferimento all’applicazione degli interessi non permette di definirne l’ambito di determinazione. Altri problemi sono connessi all’individuazione della popolazione servita o meno dagli impianti, se cioè alcune opere primarie rientrano o no nella definizione di “impianto”. Infine ci sono diverse possibili interpretazioni su quali siano gli oneri deducibili dal rimborso. Ad esempio nella progettazione possono essere dedotti i costi del personale interno o solo le eventuali consulenze esterne? Tra gli oneri di realizzazione ci sono anche quelli finanziari? Cosa si intende per completamento? Prima o dopo il collaudo? Vi sono inoltre contraddizioni rispetto all’art. 8-sexies della legge 13/2009, in merito alla deducibilità di alcuni lavori che in un caso sono inclusi nell’altro esplicitamente esclusi.
Un’interpretazione troppo amplia degli oneri deducibili porterebbe ad un rimborso minimo, viceversa un’interpretazione restrittiva farebbe crescere esponenzialmente negli anni successivi le tariffe di depurazione per gli utenti paganti. E questo, assieme a come gestire gli eventuali aumenti tariffari sia nel breve che nel lungo periodo è la carenza più grave del documento.In alcuni AATO infatti le restituzioni interessano fino all’80% degli utenti. In questi casi i limiti massimi consentiti per l’incremento della tariffa verrebbero, nel tempo, superati e per reperire le risorse necessarie si dovrebbero ridurre gli investimenti. “Così è impossibile rimborsare gli utenti. Sono troppe le incognite e le imprecisioni di questo testo perché le AATO possano dare il via alla procedura. – Ha commentato Luciano Baggiani – Servono indicazioni chiare ed univoche per far sì che gli utenti possano riavere quanto illegittimamente versato, ma anche per fare in modo che i rimborsi non sottraggano risorse agli investimenti. Altrimenti si corre il rischio di non avere fondi per fare proprio quei depuratori che oggi mancano.”


L’Assemblea dei Soci Anea: prospettive e previsioni per il futuro

E’ stato presentato l’11 dicembre 2009 all’Assemblea dei soci Anea il bilancio di previsione per l’anno 2010. Il bilancio contiene le prospettive attese in ordine ai ricavi e alle uscite relative al programma di attività che l’associazione svolgerà durante il corso del prossimo anno. Nella nota informativa allegata al bilancio, disponibile presso la segreteria dell’Associazione, si ipotizza un flusso di entrate riconducibili sostanzialmente alle quote associative, ad eccezione di una marginale attività di consulenza che, coerentemente con le disposizioni statutarie, l’Anea svolge verso l’esterno. Anche per il 2010 i criteri per la determinazione delle quote associative
restano invariati: per il 50% sono definiti in base ad una quota fissa uguale per tutti, il rimane 50% viene calcolato sulla base della popolazione rappresentata da ciascun ATO in rapporto alla quota totale rappresentata dall’Anea. I calcoli sono stati fatti su un numero complessivo di soci pressoché invariato. Le voci si spesa inserite nel bilancio di previsione riportano sostanzialmente quelle degli anni precedenti: spese di gestione corrente degli uffici, costi dei servizi per lo svolgimento delle attività associative (convegni, seminari, incarichi tecnici) e consulenze (ricerca, comunicazione, assistenza legale, ecc.), costi del personale ed altri oneri diversi di gestione e finanziari. Per il 2010 è previsto un piccolo utile che sarà reinvestito nel fondo attività future come è prassi dell’associazione.


Le prossime attività: benchmarking sull’efficienza dei gestori ed Indagine sulle pratiche di regolazione

Il calendario delle attività proposte da Anea nel 2010 è ricco di appuntamenti e novità.
Alla luce delle recenti evoluzioni normative e dei possibili futuri sviluppi, appare fondamentale un aggiornamento dell’analisi di benchmarking dei gestori. Già eseguita nel 2007, mira invece oggi ad approfondire l’analisi dei dati, attraverso elaborazioni
statistiche che consentano di indagare il livello di efficienza dei gestori e la stima della frontiera di produzione. Nello studio saranno coinvolti ricercatori provenienti da alcune Università italiane ed i risultati finali dell’indagine saranno presentati in un convegno
dedicato. Altro aspetto del servizio idrico che sarà oggetto di analisi è la governance della regolazione. Si tratterà di un’indagine campionaria per approfondire le modalità concrete di regolazione da parte delle varie AATO, con particolare attenzione a tre
aspetti fondamentali: l’indipendenza sostanziale, la prevedibilità della regolazione e la trasparenza e accessibilità da parte del pubblico alle informazioni sul tema. I risultati dell’indagine sulla governance saranno presentati in occasione del periodico “Incontro
sulla regolazione”, previsto anche per il 2010.


Brevi
Nuovo socio ANEA
E’ l’ATO della Laguna di Venezia il primo nuovo socio dell’ANEA per il 2010.
L’Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale, istituita sotto forma di convenzione, rappresenta 25 comuni, tra i quali quello di Venezia, e si estende su due province: oltre al capoluogo anche la Provincia di Treviso. Si estende complessivamente per 1.266 Kmq e comprende una popolazione totale di 636.859 abitanti. Il servizio è stato affidato al gruppo V.E.R.I.T.A.S. S.p.A., con affidamento in house in scadenza nel 2018.

Chiusura natalizia
Informiamo i soci che gli uffici Anea di Roma saranno chiusi da giovedì 24 dicembre 2009 a venerdì 8 gennaio 2010 inclusi per festività natalizie. Per comunicazioni urgenti è possibile contattare il Presidente, Luciano Baggiani, sul numero di cellulare.