Riforma dei Servizi Pubblici locali: un decreto da correggere. La proposta dell’Anea

Le modifiche alla disciplina degli affidamenti nei servizi pubblici locali, introdotte dal Governo con l’art. 15 del Decreto legge 135/2009, che il Parlamento sta per convertire in legge, gettano altra incertezza sul futuro del settore. Se non saranno introdotte le opportune modifiche si rischia che l’adeguamento alla disciplina comunitaria si trasformi in un provvedimento che restringe ulteriormente il rigore delle norme europee sulla concorrenza con esiti controproducenti.
Il Governo è intervenuto in una materia già tartassata di provvedimenti in questi ultimi dieci anni e lo ha fatto, ancora una volta, con un testo contraddittorio, perché mette in discussione, ex post, buona parte di quanto realizzato fin’ora. Infatti non si tratta di regolare affidamenti effettuati illegalmente, ma si mettono sotto accusa gli affidamenti perfettamente conformi alle leggi vigenti all’epoca dell’assegnazione, tra l’altro già riconosciuti legittimi dalla Commissione europea e dall’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici. Molte realtà gestionali, che hanno compiuto un faticoso sforzo di consolidamento, proprio quando si iniziano ad avvertire i primi segnali di miglioramento per i cittadini, rischiano di essere svendute o di dissolversi in un paio d’anni.
E’ inevitabile che l’incertezza creata sul tema di ripercuota sugli investimenti nelle infrastrutture: chi presterebbe delle somme considerevoli, da restituire in vari decenni, ad una società destinata ad essere sciolta nell’arco di un paio d’anni? Senza la possibilità di ottenere finanziamenti, fino al 2011 non si potranno programmare nèrealizzare investimenti e anche la manutenzione ne risentirà. Alcune realtà incontreranno difficoltà anche nello svolgere il regolare servizio. I sintomi già si sono avvertiti nel 2009, sulla scia dell’art. 23-bis della Legge 133/2008. E le ripercussioni potrebbero durare anche più del previsto.
Il decreto crea un ulteriore problema, una difficile transizione tra vecchio e nuovo assetto societario, non disciplinando il subentro negli impegni finanziari presi dalle precedenti società né le ripercussioni sulle condizioni già stipulate con le banche o indicando le risorse necessarie ad estinguere anticipatamente i prestiti già contratti. Per evitare che questo impulso alla liberalizzazione si trasformi in un’ardita sperimentazione, proprio nel settore che offre i servizi più vicini ai cittadini, occorre che il rigore del decreto venga temperato con misure in grado di fornire certezze alle numerose realtà consolidatesi. Serve lavorare per migliorare tanti altri aspetti che finora non hanno ricevuto attenzione da parte del legislatore, in primo luogo il funzionamento del sistema di regolazione.
Per questo l’Anea si è fatta promotrice di un emendamento al Disegno di Legge del Senato (n.1784) che converte in legge le norme del Decreto Legge 135 (25 settembre 2009): “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee.”
In dettaglio la proposta di emendamento è finalizzata a restringere il campo di applicazione delle disposizioni previste all’Art. 15 del DL 135/2009, per quanto riguarda il regime transitorio degli affidamenti non conformi alla disciplina ivi prevista, in particolare per gli affidamenti in house. Motivando proprio con le esposte considerazioni di incertezza che l’art.15 crea nel settore, l’Anea ha chiesto di abrogare la lettera a) del comma 8 di tale articolo che testualmente cita: “Le gestioni in essere alla data del 22 agosto 2008 affidate conformemente ai principi comunitari in materia di cosiddetta in house, cessano, improrogabilmente e senza necessità di deliberazione da parte dell’ente affidante, alla data del 31 dicembre 2011”.


I tempi della Riforma: un approfondimento

Sui tempi della riforma, introdotta dal decreto legge 135 e recepita nell’attuale disegno di legge n. 1784, si è pronunciato, in un recente seminario organizzato a Roma, il ministro Fitto. Il capo del dicastero per i Rapporti con le Regioni ha espresso la volontà di convertire in legge, nei 60 giorni previsti dall’iter normativo, il decreto. Fitto ha inoltreauspicato che, entro la fine dell’anno, si giunga all’emanazione del Regolamento attuativo. Nonostante siano state date ampie rassicurazioni sull’intenzione di interpellare tutti i soggetti coinvolti, al fine di apportare al testo le correzioni opportune (alla luce anche delle travagliate vicende che seguirono l’adozione del 23-bis), l’Anea non può che rammaricarsi per l’assenza di considerazione che, ancora una volta, le istituzioni mostrano nei confronti dei regolatori locali. In questo senso l’Associazione si muoverà con ogni mezzo per portare sui tavoli normativi le istanze delle Autorità ed Enti d’Ambito. La necessità di modificare il testo all’esame della Commissione del Senato è stata espressa anche dagli esponenti di Confindustria e Federutility. Le preoccupazioni delle due rappresentanze di categoria vertono sui due limiti percentuali previsti nella norma: quello del 40% come quota minima della partecipazione privata nelle miste, ed il limite del 30% della partecipazione in capo al socio pubblico nelle S.p.A. miste quotate in borsa. Anche sul limite di partecipazione alle gare per soggetti che abbiano beneficiato di affidamenti diretti, in house, sono state espresse perplessità. Secondo Federutility la maggior parte delle attuali aziende operanti nel settore sono nate come municipalizzate e quindi le prossime gare per gli affidamenti andrebbero deserte. O peggio, suggeriamo come Anea, vedrebbero la partecipazione solo di determinate e specifiche società: una distorsione alla concorrenza che si voleva evitare proprio con l’adozione di questa norma.
Per approfondire ulteriormente gli aspetti legati alla riforma sarà cura dell’Anea organizzare a breve un incontro tra i propri associati, le cui date e dettagli organizzativi saranno comunicati quanto prima.


Gli interventi dell’ANEA ad Arezzo e Roma: in luce tre debolezze del sistema

L’ANEA è costantemente impegnata nel diffondere informazioni sullo stato del servizio idrico e per delineare gli scenari che si potrebbero realizzare nel prossimo futuro. Per questo, nello scorso mese di settembre, è intervenuta a due importanti appuntamenti:
“La riforma del servizio idrico integrato a 10 anni dalla sua prima applicazione” – Arezzo, 24 settembre – e “I servizi idrici integrati e la gestione razionale dell’acqua” in occasione della manifestazione romana “Zeroemission” il 30 settembre. In entrambi gli incontri l’ANEA ha sottolineato come, a parte alcune esperienze di successo in cui sono stati realizzati tutti gli investimenti previsti, vi sono molte realtà in Italia che nonsono state affatto entusiasmanti. L’esperienza insegna che se la regolazione è forte, competente e autorevole, allora si stabiliscono un buon dialogo e un confronto costruttivo tra regolatore, gestore e utenti, creando le condizioni affinché la prestazione
del servizio avvenga in maniera efficace ed efficiente. Là dove invece la regolazione è più debole gli investimenti non vengono realizzati e la qualità del servizio non raggiunge i miglioramenti attesi. Non poteva mancare una riflessione sulle principali debolezze della regolazione, oggi principalmente tre: la ristretta base informativa, la scarsa indipendenza delle istituzioni preposte alla regolazione e la mancanza di una visione di lungo termine nella politica settoriale. Infatti senza un’adeguata base conoscitiva non c’è ancora modo di valutare quanto le nuove gestioni siano efficaci e se diano risultati commisurati all’aumento di spesa spesso sostenuto dagli utenti. In mancanza di tali dati non si può escludere a priori che i gestori abbiano utilizzato i ricavi della tariffa per finanziare la crescita dei costi del personale o del management. D’altro canto non si può neppure escludere che le tariffe siano state troppo basse con la conseguenza di scoraggiare la conclusione di accordi di finanziamento e quindi la realizzazione degli investimenti. Altro problema è la scarsa indipendenza delle istituzioni preposte al controllo, in molti casi strutturalmente incapaci di far fronte alle resistenze dei gestori e
alle pressioni della politica degli interessi. Delle molte ipotesi formulate per una possibile revisione dell’assetto istituzionale della regolazione, l’Anea non ravvisa in nessuna la soluzione della questione di fondo: svincolare le attività di regolazione da quelle della politica, tanto a livello nazionale che locale. Solo a questa condizione l’esistenza di più regolatori sul territorio permetterà, attraverso la necessaria strutturazione di competenze e limiti, una comparazione reale delle attività di gestione.
Infine l’Anea non si stanca di denunciare la mancanza di una prospettiva di lungo termine per il settore. I legislatori appaiono troppo preoccupati di favorire una liberalizzazione di diritto piuttosto che un’effettiva tutela degli interessi collettivi: si susseguono dibattiti e discussioni sulle percentuali pubblico-private negli assetti societari e si mette nel dimenticatoio l’indipendenza di chi, quelle aziende, debba poi controllarle.


Candidature per il rinnovo delle Commissioni Tecniche Consultive

Tra gli scopi principali che guidano l’azione dell’ANEA c’è quello di indirizzare esupportare l’azione delle Autorità d’Ambito secondo criteri di efficacia e di efficienza operativa, promuovendo politiche di sviluppo omogeneo e coerenti con le generali esigenze di organizzazione e controllo delle gestioni, nonché di tutela degli utenti. Per questo l’articolo 20 dello Statuto dell’Anea prevede la formazione, su nomina del Consiglio Direttivo, di Commissioni tecniche, con ruoli consultivi, composte da una rappresentanza delle Autorità ed Enti associati, siano essi Direttori o funzionari apicali.
In considerazione dei recenti cambiamenti avvenuti all’interno delle strutture delle singole Autorità, dell’ingresso di nuovi membri nell’associazione e delle continue novità che caratterizzano il settore idrico, il Consiglio Direttivo ha ritenuto opportuno riorganizzare tali Commissioni. I componenti di ciascuna Commissione vengono designati in base alle candidature presentate per ognuna delle macro aree di studio, di seguito riportate:
– Struttura e funzionamento delle AATO, monitoraggio sulla normativa di settore e
attività di comunicazione;
– Attività di ricognizione e pianificazione, confronto e valutazione delle prestazioni dei
gestori;
– Convenzione e affidamento del servizio;
– Attività di controllo sul gestore e di tutela del consumatore.
Quanti volessero partecipare a questi gruppi di lavoro possono inoltrare la candidatura, entro il prossimo 16 novembre, alla segreteria dell’Anea dove possono essere inoltre richieste ulteriori informazioni.

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