Comunicati stampa

Scritti a caldo e sull’onda delle novità politiche e legislative del momento, possono riportare commenti alla cronaca di settore, notizie ed esperienze dagli ambiti territoriali ma anche ricerche e convegni sugli aspetti legislativi, industriali ed economici del settore.

2009

Roma, 19 gennaio 2009

ACQUA, Baggiani (Presidente ANEA): “Il Forum sarà l’occasione per inaugurare l’Iniziativa REWASS: il progetto che mira alla costituzione di una rete delle buone pratiche mondiali sulla regolazione”.

L’acqua è una risorsa che deve essere salvaguardata ed utilizzata secondo criteri di solidarietà, secondo le aspettative ed i diritti universali attuali e futuri, secondo usi indirizzati al risparmio e al rinnovo delle risorse per non pregiudicare il patrimonio idrico e ambientale. Per questo occorre un confronto sul ruolo pubblico nei confronti della risorsa: sul tema della regolazione dei servizi idrici e sulla sostenibilità delle proposte per la gestione dell’acqua, è necessario un concreto impegno internazionale, univoco e diffuso.

Il prossimo 21 gennaio a Palazzo Marini a Roma si terrà il primo appuntamento del “Forum Internazionale sulla regolazione dei servizi idrici”, iniziativa realizzata in Italia grazie all’impegno di ANEA, l’associazione che riunisce le Autorità di Ambito italiane, al patrocinio del Ministero dell’Ambiente e alla partecipazione del Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche. Interverranno Luciano Baggiani – Presidente ANEA – e il Professore Roberto Passino – Presidente del COVIRI.

Parteciperanno alla giornata di studio e discussione realtà, associazioni e agenzie da Europa, America, Oceania, Asia: Water Service Regulation Authority (OFWAT), Asociaciòn de Entes Reguladores de Agua Potable y Saneamiento de las Américas (ADERASA), Universidad de Los Andes, Universitat de Barcelona, East Asia and Pacific Infrastructure Regulatory Forum (EAPIRF), Ecole Politechnique Fédérale de Lausanne ed altri.

“L’obiettivo del Forum – sottolinea Luciano Baggiani, Presidente ANEA – è creare un coordinamento permanente internazionale dei regolatori dei servizi idrici. La dimensione della regolazione pubblica del servizio idrico è il tema reale su cui impegnarsi per risolvere le problematiche legate alla gestione di questa importante risorsa. Il Forum Internazionale di Roma sarà quindi l’occasione perinaugurare l’Iniziativa REWASS (Regulation of Water Services and Sustainability), un progetto che mira alla costituzione di una rete tra agenzie, associazioni e istituti in tutto il mondo, supportata da esperti di settore, finalizzata alla condivisione delle conoscenze e delle migliori pratiche in tema di regolazione dei servizi idrici”.

A partire dal 2009, l’Iniziativa REWASS procederà alla costituzione di “gruppi di lavoro tematici”, composti dalle organizzazioni aderenti e coadiuvati da esperti di profilo internazionale. Il loro compito è di identificare le criticità comuni, confrontare le soluzioni adottate da vari regolatori, evidenziarne le possibili soluzioni ed alaborare specifiche raccomandazioni.

Il 1° Forum Internazionale sulla Regolazione dei Servizi Idrici e la Sostenibilità si terrà il 21 gennaio 2009 nella sede di Palazzo Marini in Via Poli 19 a Roma.


 

Roma, 07 Ottobre 2009

Servono subito emendamenti al decreto sui servizi pubblici locali o si rischia la paralisi nel settore idrico: niente investimenti per i prossimi due anni e nessuna garanzia di continuità per il servizio.

Alla vigilia della scadenza per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge che riforma i servizi pubblici locali, l’Anea – Associazione nazionale Autorità ed Enti d’Ambito – denuncia i rischi del testo attuale: paralisi finanziaria per oltre il 60% del settore idrico e crollo dei livelli di qualità del servizio. “Nessuno avrà interesse a finanziare investimenti di società destinate ad essere sciolte entro il 2011” – Commenta Luciano Baggiani, Presidente dell’Anea – “e anche la manutenzione ne risentirà, quindi non si possono escludere serie ripercussioni sul regolare servizio”. Le modifiche alla disciplina degli affidamenti nei servizi pubblici locali, introdotte dal Governo con l’art. 15 del Decreto legge 135/2009, che il Parlamento si appresta a convertire in legge, prevedono la cessazione  improrogabile, al 31 dicembre 2011, di tutti i gestori cosiddetti “in house”, cioè oltre il 60% delle aziende operative nel settore. “La questione non è se i gestori debbano o meno essere frutto di una gara – prosegue Baggiani – quanto il mettere sotto accusa affidamenti perfettamente conformi alle leggi vigenti all’epoca dell’assegnazione, riconosciuti legittimi dalla Corte di Giustizia delle Comunità europee e dall’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici.” A preoccupare l’Anea è anche il rischio che molte realtà gestionali, finora impegnate nel faticoso sforzo di consolidamento, siano svendute per rispettare i tetti percentuali sulla partecipazione pubblica (30% per le S.p.A. quotate in borsa, 60% per le società miste). “Non siamo contrari alle liberalizzazioni – conclude il Presidente – ma là dove le possibilità di concorrenza sono confinate al meccanismo di gara e la regolazione è a volte troppo debole per proteggere l’interesse collettivo, si rischia di condurre delle ardite sperimentazioni proprio nel settore che offre i servizi più vicini ai cittadini.”


 

Roma, 10 Novembre 2009

La riforma del servizio idrico, recentemente approvata dal Senato, continua a non tutelare gli utenti: si concentra sulle percentuali pubblico – private ma non fa nulla per dare una reale autonomia alle AATO, chiamate a garantire gli utenti attraverso il controllo sulle tariffe e sulla qualità del servizio.

“Se chi controlla il rispetto di un accordo è un ente soggetto a pressioni di natura politica, non può esserci alcuna garanzia di imparzialità. E’ quello che succede oggi nel Servizio Idrico Integrato.” E’ stato il commento di Luciano Baggiani, presidente dell’ANEA, al seminario che si è tenuto oggi a Roma sulla riforma dei servizi pubblici locali. Infatti, con l’attuale organizzazione, la verifica sulla corretta applicazione da parte dei gestori del contratto di servizio, viene svolta dall’Assemblea dei Sindaci dei singoli Ambiti Territoriali Ottimali, cioè un organo politico non sempre idoneo a valutazioni prettamente tecnico-gestionali. Tali valutazioni andrebbero svolte all’organo esecutivo dell’ATO, l’Autorità, in maniera indipendente ed autonoma, senza condizionamenti politici, per poter, in caso, applicare sanzioni al gestore inadempiente. Affrontare in queste condizioni una privatizzazione o una liberalizzazione nel settore idrico significa dare carta bianca ad un gestore monopolista, senza aver prima creato un’autorità indipendente di controllo.

Per questo l’Anea chiede che, in assenza di una riforma organica del settore (che pure sarebbe auspicabile ed in tempi stretti!), l’attuale provvedimento sia modificato introducendo norme che disciplinino a livello nazionale compiti e struttura dell’esecutivo dell’ATO, garantendone l’autonomia dalle forze politiche. Si potrebbero mutuare a livello locale i principi normativi ipotizzati nella disciplina per l’elezione delle Autorità a livello nazionale, quali ad esempio:

–          nomina: sempre da parte dell’Assemblea dei Sindaci, ma a maggioranza qualificata dei due terzi, tra persone di comprovata capacità ed esperienza nel settore, che non siano membri di altri enti o istituzioni locali.

–          composizione: da 3 a massimo 5 membri, per consentirne un efficiente funzionamento senza ulteriore aggravio di costi

–          poteri sanzionatori diretti verso il gestore in caso di mancata o scorretta applicazione del contratto di servizio (investimenti, tariffa, qualità e continuità del servizio).

Resterebbero dunque in capo all’Assemblea dei Sindaci le funzioni di indirizzo strategico e di valutazione politica. “L’attuale riforma è, giustamente, intervenuta cercando di favorire una maggiore liberalizzazione. – Ha concluso Baggiani – Ma bisogna andare oltre. Bisogna garantire l’autonomia dei controllori a livello locale e nazionale. In questo senso auspichiamo anche l’istituzione di una Authority nazionale del Servizio Idrico, sul modello si quando già avviene in molti paesi industrializzati.“


 

Roma, 18 Novembre 2009

Con la fiducia oggi concessa al decreto si è persa la battaglia sulla liberalizzazione che è stata trasformata in privatizzazione. Ma si può ancora vincere la guerra. Serve però subito un sistema di authority, sia centrale che locale, forte e indipendente dalla politica, per tutelare gli interessi della collettività controllando efficacemente l’operato dei gestori.

Con la fiducia, ottenuta oggi a Montecitorio, sulla conversione in legge del decreto si è di fatto scelta la privatizzazione nel servizio idrico: oltre il 50% delle aziende attualmente operanti cesserà, per legge, di esistere al 31 dicembre 2011, salvo non venda almeno il 40% ad un privato. Ma privatizzare non necessariamente significa migliorare il servizio per l’utente. Oggi le Autorità d’Ambito, cioè chi localmente deve vigilare sui singoli gestori, sulle tariffe, sulla corretta applicazione del contratto e sulla qualità del servizio, non possono esercitare le funzioni di controllo in piena autonomia. Troppo spesso infatti le esigenze politiche intervengono nelle nomine degli AATO e ne impediscono un corretto ed efficace funzionamento.

“Ben diverso sarebbe se le AATO avessero poteri sanzionatori diretti verso il gestore che non rispetti il piano degli investimenti, i criteri per la determinazione della tariffa, gli standard della Carta dei Servizi.”. Così Luciano Baggiani, Presidente dell’ANEA, ha commentato l’approvazione della norma. “Serve creare immediatamente un sistema di authority, così come avviene nel resto dell’Europa.”. Rafforzare dunque l’autonomia delle AATO dalla politica, attraverso criteri di nomina basati sulla competenza e l’incompatibilità con cariche politiche nonchè maggiori poteri di intervento e sanzionatori, permetterebbe di evitare che l’interesse privato prevalga su quello della collettività. Ma solo l’istituzione di un’autorità nazionale indipendente assicurerebbe un’efficace tutela dell’utente. “A questa Autorità nazionale spetterebbe il compito di definire, a livello centrale, i livelli di servizio, il metodo per definire la tariffa e in generale di vigilare sull’applicazione delle tariffe e sulla tutela dell’utenza – ha proseguito Baggiani – ma è localmente sul territorio, che la gestione dell’acqua va controllata in prima istanza. In questo senso il settore idrico è ben diverso da quello del gas o dell’elettricità, dove il cliente insoddisfatto può facilmente cambiare gestore.”.

Perchè questa norma non crei ulteriori danni, l’ANEA chiede l’adozione immediata di un provvedimento che rafforzi le Autorità idriche locali e soprattutto ne istituisca una indipendente di settore a livello nazionale.


 

Roma, 11 Dicembre 2009

La bozza del Decreto del Ministero dell’Ambiente che dovrebbe disciplinare i rimborsi agli utenti per le quote di depurazione (illegittimamente conteggiate in bolletta) non contiene i dati necessari ad eseguire le restituzioni. Mancano indicazioni fondamentali per i calcoli, ci sono troppi oneri a carico degli utenti e non sono chiari i termini di prescrizione. Occorre subito integrare il documento.

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale (n.335/2008) il Ministero dell’Ambiente ha predisposto un decreto per disciplinare i rimborsi: gli utenti del servizio idrico integrato devono avere la restituzione delle somme illegittimamente pagate per la depurazione se non serviti da alcun impianto attivo. Ma il testo che si appresta ad emanare è carente di informazioni e non poche disposizioni sono interpretabili in vario modo.

Mancano date certe su quale periodo sia oggetto del rimborso e i termini diprescrizione (a partire da quando si calcolano e se riguardano anche l’istanza di restituzione). Non vengono poi fissati i parametri per il calcolo dell’importo da risarcirecomplessivo e dei singoli utenti, ed un generico riferimento all’applicazione degli interessi non permette di definirne l’ambito di determinazione. Altri problemi sono connessi all’individuazione dellapopolazione servita o meno dagli impianti, se cioè alcune opere primarie rientrano o no nella definizione di “impianto”. Inoltre ci sono diverse possibili interpretazioni su quali siano gli oneri deducibili dal rimborso, su come gestire gli eventuali aumenti tariffari sia nel breve che nel lungo periodo.

“Così è impossibile rimborsare gli utenti. Sono troppe le incognite e le imprecisioni di questo testo perchè le AATO possano dare il via alla procedura. – afferma Luciano Baggiani, Presidente dell’ANEA – Servono indicazioni chiare ed univoche per far sì che gli utenti possano riavere quanto illegittimamente versato, ma anche per fare in modo che i rimborsi non sottraggano risorse agli investimenti. Altrimenti si corre il rischio di non avere fondi per fare proprio quei depuratori che oggi mancano.”

La questione dei rimborsi è nata nel maggio 2007: un utente era ricorso al giudice i pace per non pagare la quota di depurazione, calcolata in bolletta, in quanto la sua rete fogniaria non era servita da impianti di smaltimento delle acque reflue. Tuttavia la fattura era stata correttamente emessa in base a quanto previsto da due norme (art. 14, comma 1, lg. 36/94 e comma 1, art. 155, d.lgs. 152/06): la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione era dovuta dagli utenti “anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi”. Dal giudice di pace si è arrivati alla Corte Costituzionale che con la sentenza 335/2008 ha appunto dichiarato illegittime queste disposizioni rendendo necessario emanare una disciplina dei rimborsi.