Roma, 16 mag. – (Adnkronos) – «Piu’ di 2 miliardi di euro di investimenti nel servizio idrico italiano e una spesa media per famiglia fra i 170 e i 250 euro l’anno». Sono i numeri del servizio idrico italiano diffusi dall’ultimo rapporto Coviri e riportati da Luciano Baggiani, presidente Anea – l’associazione che riunisce lamaggior parte degli Ato d’Italia che regolano e controllano il servizio idrico.
«Non e’ vero -sottolinea Baggiani- che in Italia abbiamo le tariffe dei servizi pubblici locali piu’ alte d’Europa, le tariffe stanno tuttavia crescendo per finanziare gli investimenti necessari ad adeguare le infrastrutture per assicurare l’approvvigionamento e soprattutto la raccolta e il trattamento degli scarichi fognari».
Nel rinnovato clima di dialogo rilanciato dal nuovo governo Berlusconi, Baggiani riprende e va oltre il monito di Casini che nel dibattito sulla fiducia alla Camera ha invitato il governo a fare le liberalizzazioni a partire dal disegno di legge Lanzillotta rimasto
impantanato in Parlamento. (segue)
(Sec-Arm/Pn/Adnkronos)
16-MAG-08 17:09

ACQUA: BAGGIANI (ANEA), SPESA FAMIGLIE TRA 170 E 250 EURO L’ANNO (2) =

(Adnkronos) – «Sono le considerazioni che traggo dall’ultima indagine Coviri su cui il comitato si appresta a presentare la sua relazione in Parlamento – dichiara Baggiani – gli incrementi tariffari sono legati alla realizzazione degli investimenti. Non abbiamo ancora un sistema nazionale di comparazione per misurare e confrontare l’efficacia degli investimenti sullo stato delle infrastrutture e sulla qualita’ dei servizi all’utente mentre in compenso abbiamo un provvedimento nella finanziaria del 2008 che chiama le Regioni a rivedere il ruolo e le funzioni degli ATO”.
Secondo Baggiani si tratta di “un clima che crea una grande incertezza nell’attivita’ di controllo e rischia cosi’ di pregiudicare la tutela degli utenti nei confronti di gestori sempre piu’ grandi ePer Baggiani la conclusione e’ quindi una sola: «Prima l’utente, la difesa del suo potere d’acquisto e il miglioramento della qualita’ dei servizi. Per questo va rafforzata la struttura istituzionale preposta al controllo, sia quello locale (ATO) che quello nazionale.
Se non si prendono queste decisioni, quello che si otterra’ saranno solo maggiori profitti per le grandi imprese».

(Sec-Arm/Pn/Adnkronos)

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